IL FASCINO DI FRANCESCO: ESSERE TERZIARI FRANCESCANI OGGI

Quando nel 1982, Sandro Pertini, Presidente della Repubblica italiana, fu condotto nella cripta per visitare la tomba di san Francesco e qualcuno cominciò a spiegargli il significato di quel luogo, il Presidente portò un dito alle labbra e rimase a contemplare in silenzio. Una volta risalito, il presidente disse al gruppo: “Credetemi: noi, con tutte le nostre parole, abbiamo ben poco da dire: quest’uomo che è morto da più di sette secoli e mezzo, invece, non smette di parlare”. Ebbene sì, molti continuano a cercare Francesco anche oggi perché lui continua a parlare. Ha ancora tanto da offrire, tanto da insegnare: è la sapienza della croce di Cristo. Francesco, il maestro di Assisi, è un’alternativa all’avidità, al materialismo e alla ricerca sfrenata del piacere: ha dato il via ad un gigantesco movimento di fede, ritornando all’esempio di Cristo nel Vangelo. Tanti di noi, che l’abbiamo incontrato già da diversi anni, non smettiamo mai di ammirare la sua capacità di servire il Signore in maniera semplice. Quella semplicità, sorella della Regina Sapienza che confonde la sapienza degli uomini. La santa semplicità mantiene la sapienza pura e umile; non si mette in mostra come la sapienza del mondo che vuole conoscere per trarne gloria, ricompensa e potere; no, questa sapienza è pura e umile e si mette al servizio della carità.

Francesco è stato carità perfetta. Il duro cammino di conversione gli ha permesso di spogliarsi dell’uomo vecchio sia fisicamente, denudandosi davanti al padre (la società secolarizzata) e al vescovo (la chiesa), che spiritualmente, rimuovendo radicalmente i suoi ideali e riempiendosi solo di Cristo. E, ormai indifeso di fronte a quella società, è stato il Vescovo (la Chiesa sposa di Cristo) a prenderlo sotto la sua protezione. Possiamo sicuramente assumere a simbolo della sua conversione quest’immagine: Francesco abbandona le ricchezze mondane, consegnando al padre terreno le ricche vesti che questi aveva considerato sempre una sua proprietà insieme al figlio, e va incontro con gioia e letizia a quelle celesti rivestendosi solo di cenci.

    E vestito di cenci, colui che un tempo si adornava di abiti purpurei, se ne va per una selva, cantando le lodi di Dio.

Con la certezza che Dio è sempre con lui, quando incontra i briganti alla domanda: “Chi sei” lui risponde senza esitazioni: «Sono l’araldo del gran Re; vi interessa questo?». Le conseguenze non sono liete, ma, senza mai scoraggiarsi, appena i briganti erano spariti, tutto giulivo, riprende a cantare a gran voce, riempiendo il bosco con le lodi al Creatore di tutte le cose. Ecco l’ideale del francescano secolare: Convertirsi affinché la conversione coinvolga la mente, il modo di pensare, di porsi di fronte alla vita e ai suoi problemi, di fare le scelte, e i criteri con cui giudichiamo le persone. Si tratta di stare allerta con noi stessi per non cedere alla tentazione dell’efficienza in un mondo dove questa sembra autorizzare ciò che calpesta l’ágape, amore fraterno e disinteressato. Si tratta di assumere nella vita quotidiana la convinzione che la vera efficienza cristiana e francescana sta nell’ágape, a cui tutto il resto deve essere subordinato.

Antonio