ORDINE FRANCESCANO SECOLARE: UNA VIA PER I LAICI

Parlare di Ordine Francescano Secolare (Ofs) significa parlare del primo grande movimento laicale della storia della Chiesa, il movimento che, anticipando di otto secoli l’ecclesiologia del Vaticano II, ha promosso una vita più piena di Chiesa, promuovendo proprio la vita del laico.
E’ un Ordine presente oggi in tutto il mondo con circa un milione di aderenti e si estende come proposta di cammino francescano anche ai giovani (Gi.fra) e ai ragazzi (Araldinato) con appositi itinerari di fede.
La finalità dell’Ofs è vivere da cristiani nel mondo seguendo le orme del Santo di Assisi. Quindi il suo programma non si identifica in qualche opera di assistenza, o di carità, o di devozione; tanto meno consiste nel coltivare una specie di “supercristianesimo”, cui accedono i cosiddetti “buoni cristiani” per un ulteriore affinamento delle proprie virtù. L’Ofs è un modo, una via per essere cristiani, perché in definitiva è questa l’avventura più grande e più ardua per ogni uomo. Un’avventura che è da vivere in un recupero continuo di fedeltà a Dio e, per un laico francescano, è un’avventura da vivere facendo del proprio quotidiano, della vita nel mondo, un terreno di rimando a Dio, di riconciliazione a Dio.
L’Ofs nasce per espressa volontà di Francesco d’Assisi sollecitato a dare una risposta alle tante persone che volevano condividere il suo cammino evangelico. Francesco risponde aprendo la possibilità della santità di vita anche allo stato laicale, e questo in un secolo, il 1200, in cui il rapporto profondo con Dio, il tendere alla perfezione della vita cristiana, sembrava essere appannaggio esclusivo dei chierici e di coloro che si ritiravano dal mondo, i monaci. Con intuizione profetica Francesco, attraverso la via della penitenza, propone ai laici, uomini e donne, sposati e non sposati, di ogni età e di ogni condizione, di vivere il Vangelo nella propria giornata, nella propria famiglia, nel proprio lavoro.
La penitenza, intesa nel suo significato più profondo di conversione, di cambiamento di cuore e di mente, viene così unita alla quotidianità, al vivere nel mondo. Consisterà nel “consacrare” il mondo, non nel “fuggire” il mondo come appunto per i monaci. La via della penitenza viene proclamata come possibilità per tutti di accedere alla comunione totale con Dio. E questo è di una importanza straordinaria. Lo troviamo attestato nella “Lettera a tutti i fedeli”, ormai riconosciuta come il documento sorgivo dell’Ofs. In questa lettera Francesco stesso delinea un orientamento di vita per i laici secondo quanto gli ha ispirato il Signore. Ed è qui il nucleo evangelico da cui si sprigiona la fecondità dell’Ofs. Per il nostro tempo lo ha autorevolmente ricordato la Chiesa con l’approvazione dell’attuale Regola (1978), ad opera di Paolo VI, che pone quale Prologo alla stessa la ”Esortazione ai fratelli e sorelle della Penitenza”, prima recensione della Lettera a tutti i fedeli (1215) e prima forma programmatica di vita per coloro che rimanevano nelle loro case pur seguendo il Santo di Assisi.
La vita di penitenza è qui definita come amore, adorazione dell’unico Signore con tutte le potenze dell’anima e del corpo. Consiste nell’amare il prossimo come se stessi e nell’odiare il proprio corpo con i vizi e i peccati, nel fare degni frutti di penitenza. Non fare penitenza, di contrappunto, significa non ricevere il Corpo e Sangue di Cristo, vivere nei vizi e nei peccati, camminare dietro alla cattiva concupiscenza, servire con il corpo al mondo, ai desideri carnali, alle sollecitudini del secolo e agli affari di questa vita. E in questa esortazione Francesco pone davanti a tutti gli uomini la stupenda possibilità di essere “sposi, fratelli e madri del nostro Signore Gesù Cristo” e la pone come l’unica possibilità che dia senso alla vita dell’uomo, l’unica che possa dargli la gioia per avviarlo al traguardo di quella felicità senza fine che sarà la vita piena di unione con Dio nell’al di là.
La penitenza non è un programma cupo, lugubre, come spesso noi la intendiamo e come probabilmente la intendevano anche al tempo di Francesco, ma è sostanzialmente il programma pieno del Vangelo, un programma di amore, di crescita nell’amore, riconoscendo giorno dopo giorno l’amore che ci ha creati e redenti. Nella forza di un amore che alimenta con lo spirito la vita, essa implica il sentirsi in debito verso ogni uomo reso nostro fratello “dal Signore della maestà”.
Quindi la penitenza non è tanto un operare eccezionale, un operare che distoglie dal quotidiano della vita, non è un operare digiuni e cilizi, quanto un fare le opere del Signore, giorno dopo giorno, con il suo aiuto, nella comunione con Lui. Non è un operare esterno all’uomo, quantitativo, o un operare che lo stacca dal mondo, è un conformarsi a Cristo: è l’operare incessante per conformarsi a Cristo dal di dentro delle proprie occupazioni quotidiane e delle varie situazioni di vita, recuperando sempre la sublime dignità della propria condizione di uomo che consiste nell’essere fatti “a immagine di Cristo secondo il corpo e a sua similitudine secondo lo spirito”, come ci ricorda chiaramente Francesco. E’ un operare che mette in gioco tutta la persona in un cammino senza fine e instaura nove relazioni con gli uomini, con le cose, con il mondo.
La penitenza viene così riproposta nella sua possibilità profonda di nutrimento per la vita, di via per la felicità. Francesco la ripropone come itinerario perseverante di riconciliazione a Dio, ponendola al di là di ogni possibile interpretazione esteriore o precettistica. Questo itinerario chiama l’uomo a vivere la meravigliosa possibilità dell’apertura inesauribile allo Spirito del Signore.
Questo è il sostanziale messaggio che, ancorato alla vita di fraternità come per il Primo (frati) e per il Secondo Ordine (clarisse), identifica il laicato francescano fin dalle origini. Esso è ripreso con particolarità di norme della vita dell’Ofs, sia nel Memoriale Propositi (1221), sia nella prima vera Regola dell’Ofs, la Regola di Niccolò IV (1289), con la quale la Chiesa nella maniera più autoritativa possibile dà il primo riconoscimento ai laici come parte viva e responsabile del popolo di Dio, una parte insostituibile nel permeare il tessuto della società civile di quel tempo.
L’Ordine della penitenza si configura così, nei primi secoli, in fraternità di non molti membri, autogovernate, con un proprio consiglio ed una propria autonomia, aperte a tutti i ceti, molto attive, socialmente influenti e sorgenti di santità. Entrare in fraternità comporta un impegno solenne; lo stesso nome “memoriale propositi” implica una risoluzione, un proposito stabile, un progetto di vita, da riportare al cuore per essere fedeli al Vangelo.
L’entrare in fraternità comporta in particolare il dovere di riconciliazione, di vivere nella pace, di agire per la pace, affrancandosi dalla logica del mondo, del possesso, del potere, dell’affermazione di sé, per vivere secondo un’altra logica, la logica dei figli di Dio. E tutto questo accompagnato da gesti molto pratici: “non portare armi”, “non prestare giuramento”, il “fare testamento dei propri beni”. Gesti di riconciliazione con la giustizia, di restituzione dei debiti, il vivere la legge della povertà secondo il proprio stato, ripartendo periodicamente le ricchezze superflue e mettendo soprattutto la ricchezza dei propri talenti al servizio degli ultimi, che vengono posti al centro della propria attenzione quotidiana con sollecitudine, con amore, con tutta la creatività che lo Spirito sa donare.
Sempre stimolati, alimentati, verificati da una fraternità concreta, in cui celebrare insieme la Parola di Dio, in cui aiutarsi a vicenda a recuperare continuamente l’orizzonte della penitenza evangelica, attraverso il continuo conforto e l’esortazione a perseverare nella via della conversione e a fare le opere di misericordia, nonché a deciderne i modi insieme, mettendo in gioco tutte le potenzialità personali e di vita fraterna. E tutto questo particolare modo di seguire il Vangelo sulle orme di Francesco ha una profonda incidenza nella trasformazione della società.

Angela