Commento alle letture 14 Ottobre 2012 XXVIII Domenica per annum

Introduzione. Il problema più dimenticato, ma il più decisivo per il futuro dell’uomo: la propria salvezza eterna.

1.    Chi ci pensa alla propria salvezza eterna? Gli uomini si agitano, lavorano, soffrono, ridono, si divertono, uccidono, si amano, si stordiscono con ogni mezzo e poi ad un tratto muoiono e scompaiono nell’immenso dimenticatoio della storia. Ci risolviamo nel nulla o ritorniamo da Colui che ci ha creati? Per chi non crede, la fine dell’esistenza è un salto nel vuoto e nel nulla; per noi che crediamo, la vita terrena trova la sua affascinante conclusione in quel “mare” (che per noi è Dio), nel quale amava naufragare con nostalgia anche il nostro scettico Leopardi: <Interminati spazi di là da quella siepe (=l’eternità?), sovrumani silenzi e profondissima quiete (= la visione beatifica di Dio?) e il naufragar m’è dolce in questo mare (=Dio?). (Da L’infinito di G. Leopardi).

Riflessione. Quanti di noi pensano e credono alla propria salvezza eterna, per la quale dobbiamo essere disposti a sradicarci un po’ di più dalla terra, per proiettarci un po’ di più verso il Cielo? San Ferdinando II nato nel 1137 re di Leon e di Castiglia aveva scritto sul suo libretto di preghiere: < Penso sempre alla vita eterna, beata per gli eletti, terribili per i reprobi>. Con questo pensiero visse e morì da santo nel 1188.

1.    In che consiste la vita eterna? E’ il problema che suscitò un giorno un giovane ricco a Gesù stesso, quando “gettandosi in ginocchio davanti a Lui, gli domandò: <Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita eterna?>. (3ª lettura)  Dal suo comportamento e dalla risposta data da Gesù al suo interlocutore e a tutti i presenti, si intuisce che la vita eterna per raggiungerla, non consiste tanto nell’essere brave persone solo di facciata, ma piuttosto nell’affidare con animo sempre più distaccato dai beni terreni, la gestione della propria vita al Signore.

Riflessione. S. Agostino ha meditato a fondo questo problema, tanto che in una delle sue intense riflessioni arriva a dire: <Che gioia è vivere bene (nel senso cioè di darsi alla bella vita), se non è dato vivere sempre? E per di più – continua S. Agostino – come nell’assenza di Dio è infelicità dell’uomo, così in Dio è la sua beatitudine>; quindi non le cose di quaggiù possono rendere felice l’uomo, ma solo Dio.

1.    Come ottenere la vita eterna? Gesù al giovane ricco e anche a ciascuno di noi ha dato e continua a dare, attraverso la sua Parola che è viva, efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio, (2ª lettura) due suggerimenti:

1.    L’osservanza dei Comandamenti: “Tu conosci i comandamenti – dice il Signore al suo interlocutore – Bene! allora mettili in pratica”.

Riflessione. Il problema oggi, non è solo il fatto di non osservare più la legge del Signore, ma addirittura di non conoscerla neppure. Provate a chiedere a qualcuno quanti sono i comandamenti e se questi sono ritenuti necessari per la vita personale e sociale. C’è il rischio di sentirsi rispondere con Albert Camus che: <Non posso credere in un Dio che permette il dolore  degli innocenti!>, oppure: <Non posso accettare delle leggi che non mi permettono di fare quello che voglio>.

2.    Il distacco da tutti i legami inutili o dannosi propri di questo mondo. “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel Regno di Dio”,  dice Gesù (3ª lettura)

<Avere ricchezze> nel linguaggio evangelico, non significa solo attaccamento al denaro, ma anche ogni altro legame che riduce la nostra vita , ad una dimensione esclusivamente orizzontale: l’uomo ad una sola dimensione tanto cara al pensatore marxista Elbert Marcuse (1898-1979).
A quanti accusassero questa malattia, un maestro latino del pensiero stoico, Lucio Anneo Seneca ricorda: <Voi vivete come destinati a vivere sempre; mai vi viene in mente la vostra precarietà e non fate caso di quanto tempo sia trascorso … mentre forse proprio quel giorno, che state riservando ad una persona o ad un’attività, potrebbe forse essere l’ultimo>. (L. A. Seneca dal “De brevitate vitae” 49 d.C.). Anche dai pagani a volte, c’è da imparare a conoscere il vero senso della nostra vita.

 

  1. Cosa ottiene chi si pone seriamente questo problema chiave della propria esistenza?

“Ecco – dicono nella persona di Pietro i discepoli a Gesù – noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” cosa ci guadagniamo? Gesù risponde:

  1. Al presente: riceverete cento volte tanto in case, fratelli e sorelle e madri e figli e campi insieme a persecuzioni” (3ª lettura).
  2. Nel futuro: “riceverete la vita eterna” (3ª lettura), cioè il raggiungimento e la definitiva realizzazione dello scopo principale per cui siamo stati creati = la visione e il possesso eterno di Dio.

Riflessione. Per avere un’idea della “vita eterna” ancora una volta interpelliamo S. Agostino, che la riassume in quattro verbi:
a. vacabimus, cioè saremo senza preoccupazioni;
b. videbimus, conosceremo la Verità Assoluta, cioè Dio sorgente infinita di felicità;
c. amabimus, ameremo e saremo amati;
d. laudabimus, loderemo Dio per sempre.

Conclusione. La nostra salvezza eterna dunque, è l’obbiettivo e il traguardo più importante  della nostra vita; tanto importante da far dire a S. Giovanni Leonardi, sacerdote: <Grandi mète si raggiungono con grandi mezzi e grandi imprese si addicono solo ad anime grandi>. (S. Giovanni Leonardi 1541-1609).