Il Convento

La chiesa di S.Antonio, originariamente dedicata a S.Francesco, è stata costruita sul finire del XIII secolo per volere di Guidone e di suo fratello Pietro Filangieri, morti rispettivamente il 1256 ed il 1290. Secondo quanto testimoniato dalla Platea del Convento di S. Francesco de’ Minori Conventuali della Città di Nocera de’ Pagani, scritta da Giordano Rega nel 1789, nell’ala sinistra del chiostro del convento era custodita una lapide posta dai frati nel 1731 a ricordo dei fratelli Filangieri che vollero l’edificazione della chiesa:

ECCELLENTISSIMIS DOMINIS PETRO, ET GUIDONI
FILAGERIO TEMPLI C[O]ENOBIIQUE FUNDATORIBUS, QUORUM PRIOR ANNO DOMINI 1259, POSTERIOR 1290 OBIIT PATRES, AD ETERNAM MEMORIAM POSUERE, CONVENTUS 1731

La notizia dell’esistenza di tale lapide è riportata anche nel libro Storia di Nocera de’ Pagani, scritto da Gennaro Orlando nel 1887.
Recenti studi compiuti sui vari restauri nel XIX secolo hanno rilevato ulteriori notizie riguardanti la costruzione della Chiesa. Quando si rese necessaria la sostituzione del cassetto nato ligneo con una volta a botte in muratura, l’architetto Giovanni Rosalba costruì la volta al di sotto della precedente copertura, lasciando così a vista la chiesa gotica al di sopra dell’estradosso della volta a botte. Al di sopra delle travi in legno del tetto, sul lato destro dell’arco maggiore, è stata scoperta la data pitturata a fresco: MCCLXXXVI e sul lato sinistro la scritta ECCLESIA, per cui si può ritenere che l’intera epigrafe in origine fosse:

ECCLESI[A] [SANCTI FRANCISCI] MCCLXXXVI

Tale data relativa alla costruzione della chiesa, o probabilmente alla sua apertura al culto o ancora alla sua consacrazione, testimonia che il complesso religioso di S.Antonio costituisce la più antica dimora minoritica nell’Agro Nocerino Sarnese conservatasi e a quest’epoca bisogna far riferimento per la presenza dell’ordine francescano nella città di Nocera.
L’antica chiesa gotica era originariamente ad un’unica navata in forma basilicale, coperta con grandi capriate in legno a vista con imposta su cornici in tufo grigio i cui tratti ancora si rilevano sul piano del tetto: ad essa si accedeva attraverso il portale in tufo grigio e l’interno dell’aula era illuminato in facciata dal rosone e dalle due monofore laterali, oltre che da tre monofore ad arco acuto su ciascun lato della navata. In grande parte l’antica chiesa è ancora conservata e ravvisabile nel complesso delle trasformazioni che si sono operate nel XVII e nel XIX secolo, soprattutto ad opera di delicati e pertinenti interventi di restauro che hanno interessato il rivelamento dell’arco maggiore di pregevolissima fattura gotica insieme alla crociera posteriore del transetto, le colonne laterali e le finestre sul prospetto.
A riguardo delle colonne in rocchi di tufo grigio a sezione circolare, è stata avanzata da più autori l’ipotesi che i capitelli in marmo bianco ad imposta della crociera, pur essendo sicuramente elementi di spolio derivati da altre architetture, appartenessero ad una costruzione preesistente in sito, probabilmente una cappella dedicata a Santa Caterina ed inglobata nel XIII secolo nella struttura absidale della chiesa: questa ipotesi, d’altra parte, motiverebbe anche la presenza sull’altar maggiore della tavola dipinta nel 1519 da Andrea Sabatini da Salerno dedicata al Matrimonio mistico di Santa Caterina.
Nell’anno 1386, dopo un lungo periodo di soppressione della Diocesi, Frate Francesco da Nocera del Convento di S.Antonio fu nominato Vescovo da Papa Urbano VI che risiedeva nel castello sul Parco; a Frate Francesco, morto l’anno 1402, si deve il trasferimento dell’antica sede episcopale dal Battistero di Santa Maria Maggiore in Nocera Superiore nel sito dell’attuale Cattedrale a Nocera Inferiore, laddove esisteva il monastero di S. Prisco dell’Ordine Benedettino.
Nella prima metà del 1500 il convento di S.Francesco accolse la Congrega della SS.Concezione, eleggendo ad originaria sede lo spazio dinanzi all’Altare dell’Immacolata in cornu epistule dell’Altar Maggiore nell’angolo meridionale: forse a questo periodo, dunque, bisogna far risalire l’ampliamento dell’invaso intorno alla crociera, trasformando l’impianto originario della basilica con l’estensione dei due bracci laterali nelle cappelle dedicate rispettivamente all’Immacolata Concezione e a S.Antonio.
Successivamente, sul finire del Cinquecento, con atto del Notaio Vincenzo Ageta in data 13 dicembre 1583, per aumento dei consociati, i frati del convento concessero all’Arciconfraternita le camere poste al di sotto dell’Altare dell’Immacolata e dell’antica sagrestia.
In questi locali i confratelli costruirono un oratorio ornato di pitture, spalliere con sedili di noce coll’Altare dell’Immagine di Maria Addolorata dove si radunavano per i loro uffici la seconda domenica di ogni mese.
Sul finire del XVI secolo, tra il 1563 ed il 1580, sono da collocare i restauri che si compiono all’interno della Chiesa per volere di Giovanna Castriota Scandeberg, moglie di Alfonso Carafa, Duca di Nocera: sul prospetto anteriore piano della chiesa venne aggiunto un portico con pilastri e capitelli fogliati, con un grande arco di ingresso al loggiato che percorreva tutt’intorno il lato meridionale della chiesa, allora libero dalle costruzioni in sopraelevazione aggiunte nel Settecento.
Ancora, all’interno della chiesa, furono aggiunti pilastri in tufo nocerino all’incrocio del transetto, raccordati da archi a tutto sesto al di sotto degli archi ogivali della crociera gotica; sulle nuove cornici in stucco venne costruito un cassetto nato ligneo che copriva alla vista le caprate lignee originarie.
Sempre nel 1500 fu costruita la nuova sagrestia, sul lato destro dell’Altare Maggiore ed il campanile, a pianta quadrata, in rimaneggiamento o in sostituzione di quello antico, perché la campana maggiore, del peso di 935 kg, che reca in iscrizioni segni inequivocabili di appartenenza al complesso di S.Antonio è stata costruita nel 1368.
Il campanile, simile al convento di S.Francesco a Cava, è suddiviso in tre ordini verticali, e reca sul lato settentrionale due lapidi in marmo; al primo ordine inferiore con la data: MCCCCCVII, al secondo ordine con la data: A.D.M. CCCCCVIII.
Sul lato occidentale della cella campanaria, al di sotto della cornice in tufo grigio, vi è l’iscrizione:

FΩA°M.AR.IN°
bE N.V.CEΩIA

Il convento accoglie sul lato orientale del chiostro la sala capitolare, costruita nella seconda metà del XVI secolo, sede di capitoli provinciali a partire dal 1584, anno in cui fu eletto Ministro Provinciale il p. M. Pasquale Rossi da Bisaccia (1584-1587).
Ma, fra gli altri religiosi che ha accolto il convento di S.Antonio, bisogna ricordare il Beato Bonaventura da Potenza (1651-1711) che proprio qui a Nocera ha vestito l’abito religioso il 4 ottobre 1666 e qui emise la professione dei voti il 5 ottobre 1667 a termine del noviziato; dopo una lunga peregrinazione presso i vari conventi della Provincia di Terra di Lavoro, il Beato Bonaventura tornò a Nocera solo nell’ottobre del 1703 in qualità di Maestro dei Novizi, funzione che rivestirà fino al 1707.
Il culto dell’Immacolata Concezione a Nocera crebbe in modo particolare nel XVII secolo, allorquando a seguito dell’eruzione del Vesuvio nel 1631, il popolo nocerino si rivolse alla SS. Madonna di Materdomini facendo voto che il giorno in cui fenissero le morti et roine dei tanti luoghi convecini, si sarebbe venerata la Santa Concezione lo stesso giorno per ogni anno successivo.
Probabilmente proprio in seguito al cresciuto fervore religioso dei nocerini nei confronti del culto dell’Immacolata Concezione e dello sviluppo dell’Arciconfraternita, sul finire del 1600 fu stipulata una Convenzione con i frati del convento al fine di sopraelevare i locali sul lato meridionale della chiesa.
Tale convenzione, stipulata con atto del Notaio Scafati di Nocera il 16 agosto 1697, prevedeva che i Signori dell’oratorio potessero fabbricare due camere in detto Convento et proprio sopra la camera ove al presente F.Diego da Nocera, procuratore, e sopra la dispensata, che sta attaccata allo refettorio, in modo da trasformare il loggiato cinquecentesco che il recente restauro ha in parte rivelato, nello stato in cui oggi si vede.
A partire dal XVI secolo si deve far risalire la costruzione del chiostro e dell’attuale complesso conventuale sul lato settentrionale , con aggiunte nel 1600 e fino alla prima metà del XIX secolo , allorquando la chiesa fu soppressa ed il convento requisito per usi di caserma.
A seguito del R.D. del 10 gennaio 1808 , comunicato all’Intendente Giuseppe Charron il 16 gennaio dello stesso anno, dal Ministro del Culto Vignatelli si decise la soppressione dei monasteri dei PP. Conventuali fra i quali quello di Nocera , trasferendo i frati nel convento di Amalfi e di San Pietro sul Tanagro.
I frati del convento di S.Antonio furono allontanati da Nocera il 28 gennaio 1808 : a seguito di tale chiusura il convento fu destinato a Quartiere militare, denominato Caserma Blanche e la chiesa ha Magazzino di Paglia e Foraggi . Solo nel 1814, per interessamento dell’ Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione,fu deciso lo scambio con il Ministero della Guerra e Marina che restituì la chiesa al culto, sotto la giurisdizione del Vescovo, in cambio dell’oratorio della Congrega.
A partire dal 1829, per la disagiata condizione del cassettonato in legno cinquecentesco e del tetto, che minacciavano di crollare, si iniziarono i lavori di restauro all’interno della chiesa ad opera dell’architetto Giovanni Rosalba.
Tali interenti riguardarono alla costruzione di una volta a botte in muratura ad imposta su quattro pilastri per ogni lato, aggiunti in sporgenza all’antica parete basilicale, e la costruzione di un piano cantoria all’ingresso, sorretto da due colonne e terminanti in un arco a tutto sesto di rimpetto all’arco maggiore.
Il piano di calpestino della chiesa fu sopraelevato di tre palmi insieme al portone di legno del 1546, cosicchè oggi alla chiesa si accede superando quattro gradini in pietra vesuviana.
All’interno della chiesa fu decorato con stucchi e cornici a coprire sia le originarie strutture gotiche che le aggiunte in epoca rinascimentale, in modo da trasformare l’antico impianto basilicale coperto da capriate lignee a vista conforme, colori e proporzioni proprie della cultura architettonica neoclassica.
A conclusione dei lavori, il 30 settembre 1841,il Vescovo della Diocesi, Mons.Agnello D’Auria , riconsacrò la chiesa dedicandola SS.Francesco ed Antonio, come è scritto sulla lapide posta all’ingresso della chiesa a testimonianza dell’avvenimento.