La Pinacoteca

La Pinacoteca del convento di Sant’Antonio, inaugurata nel 1995, conserva un prezioso insieme di opere, soprattutto cinquecentesche, che rappresentano una parte importante dell’intero patrimonio artistico dell’Agro Nocerino. Il rapporto di queste opere con l’area dell’Agro, consente la comprensione del livello culturale e della raffinatezza della committenza, continuamente aggiornata sulle novita’ artistiche che maturavano nella vicina Napoli. La piu’ antica opera conservata e’ una piccola tavola frammentaria raffigurante la Adorazione dei Magi, databile alla seconda meta’ del XV secolo, in cui si riscontrano diversi elementi che si rifanno alla cultura fiamminga con un’apertura paesaggistica nella quale e’ individuabile il golfo di Napoli.
Del XV e XVI secolo è una graziosa tavola raffigurante La Madonna delle anime purganti: a parte il fondo oro, ancora di tipo quattrocentesco, la costruzione volumetrica della Vergine offre una resa plastica cosi’ forte da sembrare una scultura, il che sembra indicare un maestro abbastanza aggiornato sulle novita’ pittoriche introdotte nella pittura napoletana da autori come Cristoforo Sacco. Senz’altro la novita’ piu’ interessante viene dalla presenza nell’Agro, quasi fin dalle origini, di un’opera originale di Raffaello Sanzio, di cui nella Pinacoteca purtroppo si conserva solo una discreta copia seicentesca, da alcuni creduta addirittura originale. Il fatto importante non e’ tanto l’esistenza della copia, quanto dall’essere stato l’originale fino al 1678 nel convento degli Olivetani in Nocera Inferiore.

L’opera in oggetto e’ la notissima Madonna d’Alba attualmente conservata presso la National Gallery di Washington. Come e’ noto agli studiosi, l’unica opera di Raffaello circolante nel Viceregno era la Madonna del Pesce ora al Museo del Prado di Madrid e in origine proveniente da Napoli.
Notizie precise sull’arrivo del dipinto del Sanzio non si conoscono, ma secondo una tradizione locale sarebbe stato portato da un milite di nome Castaldi che avrebbe partecipato al sacco di roma del 1527.
Il fatto che questo dipinto sia stato a Nocera per oltre un secolo, certamente deve avere avuto un impatto importante nella formazione del gusto della committenza, che tende ad essere indirizzata proprio verso la maniera del classicismo raffaellesco.
Potrebbe essere questa la spiegazione del ritrovare, proprio nell’Agro, le prime opere del principale interprete del classicismo raffaellesco nel Viceregno, Andrea Sabatini da Salerno, autore tra l’altro dell’affresco della lunetta del convento di Sant’Anna a lui attribuito e datato al 1510.
Indubbiamente l’opera di maggior rilievo e’ il trittico di Andrea Sabatini raffigurante Lo sposalizio mistico di Santa Caterina con i due pannelli laterali, raffiguranti San Pietro e San Paolo.
La tavola centrale reca in basso un cartiglio con la scritta: «TEMPORE CUSTODIS MARINI FRATIS HOC CONVENTUS PROPRIIS SUMPTIBUS AR..1519 ANDREAS DE SALERNO FACIEBAT». Questa scritta denuncia una committenza interna al convento e non una acquisizione: successiva, confermando la circolazione culturale cui si accennava prima.
Una seconda opera di grande interesse e’ la Madonna con Bambino ed Angeli, datata 1541.
Sulla base e’ apposta la scritta: «COSTANTINUS SILLI(C)TUS CAPELA HANC/ FIERI LEGAVIT QUAM ARISTOTELES/ FiLIUS PERORAVIT 1541». Il dipinto e’ anch’esso riconducibile ad una committenza locale. L’opera infatti, e’ stata attribuita a Severo Ierace, cognato di Andrea Sabatini. Altri due pannelli, raffiguranti Santa Caterina e San Lorenzo, sotto il cui manto saggi di pulitura hanno fatto emergere tratti di un dipinto preesistente, forse un Sant’Antonio, identificabile dalla presenza di due elementi inequivocabili, il giglio e la tonaca. Queste due tavole insieme ad altri due pannelli, anch’essi esposti nella Pinacoteca, un Sant’Andrea e un San Michele, sono stati attribuiti a Marco Cardisco dal Kalby, il quale ha richiamato un interessante documento del 1524, nel quale il pittore calabrese si impegna a decorare il soffitto ligneo (ormai perduto) della chiesa del Convento. A questi due pannelli lunghi se ne possono aggiungere altri due corti, presenti in Pinacoteca, raffiguranti San Sebastiano e San Nicola di Bari, probabili pezzi di un polittico scomposto.

A poco prima della meta’ del secolo e’ databile una graziosa tavola raffigurante la SS. Trinita’ con l’eterno che regge la croce con Cristo sulla quale e’ appoggiata la colomba dello Spirito Santo.
Firmata e datata da Pietro Negroni e’ un’altra tavola che arricchisce la raccolta, La Madonna con Bambino e i Santi Aniello e Bernardino. Il dipinto reca la data 1567; sul basamento porta scritto il solo nome del pittore mentre del cognome si legge solo la iniziale. Committenti furono i membri della nobile famiglia dei Grimaldi.
In ambito di una corrente devota del manierismo cinquecentesco va collocata la tavoletta raffigurante Gesu’ portacroce che porge il cordone dell’Ordine a San Francesco. E’ senza dubbio in dipinto realizzato per il convento con un evidente intento ideologico e programmatico.
Ben altro discorso riguarda, invece, l’autore della Madonna di Montevergine con San Francesco e un Santo vescovo, in parte nascosta da una cornice postuma, che impedisce la lettura di una scritta laterale. In ogni caso, la pesantezza dei volumi della vergine e del Bambino, le forme tonde dei volti, l’affollamento dello spazio inferiore lasciano intravedere una datazione all’ultimo decennio del XVI secolo.

Certamente piu’ raffinata e’ la Santa Lucia con i coniugi offerenti, la cui datazione risale al primo decennio del XVII secolo e che esprime un superamento delle correnti manieriste degli ultimi decenni del XVI secolo. Fra le opere esposte solo due sono i dipinti su tela. Il primo raffigura Giuditta con la fantesca e testa di Oloferne, la cui iconografia e’ arricchita da un violino con lo spartito per la musica. Il secondo dipinto raffigura L’incontro di Cristo con le pie donne, anch’esso costruito su atteggiamenti pietistici e con un contrasto luministico che recepisce solo superficialmente gli aspetti della cultura naturalistica. Ai dipinti, nella Pinacoteca sono collocati diversi crocifissi lignei, databili al XVI, XVII e XVIII secolo ed alcune sculture sempre in legno.